Domenicamente
Non serve che sia domenica, ma di domenica, chi lo sa perché, è diverso.
Forse perché siamo tutti connessi- Simone Weil diceva che la sacralità sta nel tuo simile, nel prossimo.
E allora forse è per questo che di domenica, dove la maggior parte dei nostri simili si riposa, questi gesti hanno maggior senso. Sono sempre più convinta che tutto quello che facciamo che sia stendere, cucinare, sistemare un vaso di fiori, ricada in qualche modo sull'universo. Sistemare la nostra interezza di spiritoecorpo per portare armonia intorno.
Tutto molto zen, tutto molto cristiano, tutto molto umano.
Dov'è dio? Nel non senso, perché se ha un senso, una spiegazione, allora di divino non ha nulla. E io sento di avere un bisogno sempre rinnovato di fare cose senza senso, apparentemente.
Senza senso rispetto alla complessità dei tempi, alla velocità, alla violenza, alle necessità.
Lavo a mano nella vaschetta di graniglia.
Sistemo senza troppa grazia- che tanto ne hanno già per loro natura- fiori umili, spontanei, già secchi
Innaffio con la pompa tagliata le felci e le aspidistre e il basilico e tutto il terrazzo.
Guardo il gatto che guarda il terrazzo bagnato.
Salvo un piccolo geco dalla bacinella piena d'acqua e sapone. Curiosone
Lascio la radio spenta e ascolto un vinile dove trovo la traccia giusta per il paragrafo del romanzo che sto scrivendo e mi commuovo -che i personaggi è come se li avessi invitati per pranzo.
E allora metto su un soffritto semplice- che magari a tavola me li ritrovo davvero.
Speriamo almeno se ne vadano subito dopo mangiato che di pomeriggio me ne voglio andare al cinema, da sola, a vedermi un bel film giapponese di due ore e più.














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