Racconto Uno, Non incinta.
Non incinta. Ancora una volta.Ma che bisogno c’è di scriverlo così chiaro? Non bastava un banale No? Ho sbagliato a cambiare test, quello con le barrette mi fa meno male. Ci fosse una volta che , anche solo per sbaglio, esca positivo.
Non incinta.
Ah ma la prossima volta compro nuovamente quello più economico!
Chissà cosa si prova a veder scritto il contrario.
Sei incinta.
Mia sorella lo sa, oh sì, lei sì che è esperta. Di figli ne ha già quattro e c’ero per tutti i test che ha fatto. E la cosa assurda è che non ne è stata felice per nessuno dei figli. Per la prima figlia era troppo giovane e ha pianto per quasi un’ora tanto che ai nostri genitori l’ho dovuto dire io. Aveva ventun anni. Poi per il secondo non era contenta perché si stava per sposare e non ci sarebbe più entrata nell’abito da sposa che, infatti, abbiamo fatto adattare, per la terza gravidanza- le gemelle- a momenti sveniva perché aveva da poco svezzato il secondo. A niente valgono tutte le prediche che le ho fatto sulla contraccezione. Sono più grande di lei di cinque anni, mamma lavorava e me la sono praticamente cresciuta io e ho fatto lo stesso con i suoi figli, non perché lei lavori, ma perché sono troppi e tutti vicini. E' sfinita. So perfettamente allevare un bambino ma paradossalmente non ne ho miei. E a quanto pare la natura proprio non mi vuole madre.
La stanza ce l’ho pronta da quasi dieci anni, è stata la prima cosa che ho fatto quando ho comprato casa insieme a Elias.
Tutta dipinta di verde bosco, i mobili in legno chiaro dell’ikea, i pupazzi di pezza comprati nelle fiere. Lui mi dice di farmene una ragione e di accontentarmi di fare la madre dei figli degli altri che dopo tutto i figli non sono di chi li partorisce ma di chi li cresce. Apprezzo i suoi tentativi di farmi ragionare e di darmi valore nonostante mi manchi una parte per me così importante. Certo, lo so, che i figli non sono tutto, ma avrei voluto che lo fossero. Posso almeno desiderarlo?
Allungo la coda degli occhi con una matita marron bruno che sfumo poi con un ombretto beige dorato. Un bel pò di rimmel, rossetto color labbra sfumato leggermente sulle gote.
I capelli sono il mio forte, ricci e rossi naturali. Ho un corpo tonico, snello. Non ho mai voluto rifarmi il seno, nonostante sia minuscolo, per paura di non poter allattare. Anche questa precauzione si sta rivelando inutile, così come la scelta di lavorare in casa per potermene occupare senza mollarli in un nido dopo poche settimane di vita. Avrei fatto sicuramente meglio a godermi due belle tette sode e enormi.
A volte credo che sia proprio ingiusta la vita: chi ne vorrebbe non ne ha, e chi non ne avrebbe voluti, ne ha anche troppi. E' proprio da queste considerazioni che si evince quanto sia insensato credere in un disegno divino della nostra vita. Anche perché ,tutt’ al più, potrebbe essere un disegno demoniaco - che ci vuole coraggio a mettere alla prova così un tuo figlio. Se fossi Dio accontenterei tutti.
A pranzo vado a prendere le gemelle e le porto al mare, almeno Irma si riposa un po' . La grande è in campus estivo, il secondo resta con lei, finalmente da solo a godersi un po ' la mamma. Deve essere dura crescere unico maschio con tre sorelle. Le gemelle sono una cosa sola, praticamente parlano all’ unisono, mangiano le stesse identiche cose, vogliono gli stessi abiti nonostante nessuno glielo abbia imposto, anzi eravamo tutti contrari. E non legano per niente con il fratellino.
Dunque, vediamo: mi restano da friggere le fettine impanate che poi metterò dentro le rosette spalmate di pomodoro maturo, maionese e abbondante insalata. Loro lo adorano. Per me un’insalata mista e frutta. Elias forse ci raggiunge nel pomeriggio, ma non lo sa ancora se riesce.
Si fanno le 11. Oggi indosserò un costume da bagno vintage che ho comprato all’ usato. E' spettacolare: nero, intero ma con le coppe bianche a forma di conchiglia. Divino.
Le gemelle sono pronte -mi scrive mia sorella. Arrivo.
La borsa frigo , asciugamani, libri e colori, ombrellone. Okay. Possiamo andare.
La spiaggia è semi deserta, Piscinas è così nonostante siamo in agosto.
Nei parcheggi c’è un gruppo di ragazzini un po' troppo su di giri, uno credo sia già ubriaco o forse drogato. Tengo strette a me le bambine e via veloci in spiaggia.
Non pensavo ci fosse così tanto vento, in paese si moriva dal caldo. Mi tocca cercare un po ' di riparo tra le prime dune, sotto un ginepro. L’acqua è distante ma almeno evitiamo di finire subito impanate di sabbia come le fettine che ho portato per pranzo. Maledetto maestrale! E per giunta non potremo neppure fare il bagno se non in riva.
Sistemo l’ ombrellone legandolo a due pietre per reggere il vento. Le bambine si sono già sistemate sotto l’ombra e aspettano ansiose il pranzo.
Il gruppo di ragazzi viene verso di noi, spero non facciano troppo baccano e che non bestemmino che le gemelle ultimamente ripetono tutto il peggio che sentono.
Ci mettiamo tutte e tre in costume da bagno, la crema solare dopo che mangiamo perché detesto l’odore dolciastro e quella sensazione di unto.
Il loro asciugamano ha due enormi gatti siamesi ed è rosa confetto. Regalo mio ovviamente.
Uno dei ragazzi si avvicina e ci fa una foto- scusa ma che fai?-gli chiedo.
Quello inizia a ridere, sento che invia la foto e fa il gesto agli altri che nel frattempo si sono disposti più in alto nelle dune, dove neppure potrebbero stare. Sono tanti, al parcheggio non mi erano sembrati così numerosi. Inizio a ritirare le cose, ma perché corrono? Prendo la borsa e le bambine e comincio ad andare verso lo stabilimento balneare, ma è lontano e loro cominciano a piangere. Ci sono delle coppie in riva ma sembra che nessuno si accorga di nulla eppure chiedo aiuto. Aiutatemi.
Iniziano a insultarmi, cammino ancora più veloce, vedo che uno sta facendo il video. Ci accerchiano e ridono, uno si avventa su di me e cerca di togliermi il costume, mi sputa, mi grida brutto frocio di merda e cosa ti sono uscite dal culo queste due?
Non ricordo altro.
Sono in ospedale. Erano in trenta, mi ha detto mia sorella. Alle bambine non hanno fatto nulla grazie a cielo.
Quanto a me non lo so cosa mi hanno fatto, non lo voglio sapere.
Mi sento come se mi avessero preso a calci ovunque. Forse è davvero così che è andata.
Non incinta.
Mi sono svegliato con in testa la scritta del test- che forse dovrebbe essere più onesto: non donna -dovrebbe avere il coraggio di scrivermi, almeno lui.


C'e una profondità nei tuoi racconti che commuove, un qualcosa di familiare che ti spoglia dalla superficialità e ti costringe a pensare, a toccare con mano quei luoghi sconosciuti dell'anima che non vogliamo piu vedere né tanto meno affrontare. Tu spolveri il buio con le parole e ci aiuti a vedere. Continua a splendere🤍
RispondiEliminaAnche tu, cara mia, anche tu...
EliminaChe bel racconto ..racconto che ti spiazza ...👏👏
RispondiEliminaLa vita ci spiazza...
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