Racconto Due. La sua follia è la mia follia.




…come due dei di fango

sdraiati nello sporco, ma con cura infinita

si portano l’un l’altra a perfezione…

Ted Hughes


Si è fatto crescere i capelli, forse li ha pure tinti, poco credibili così scuri vicini a una barba grigia; si è tatuato, ed è decisamente palese che stia frequentando assiduamente una palestra, eppure io, distratta come sono, non ci avevo neppure fatto caso. Il protagonista del mio cortometraggio non ha niente a che fare con lui, è infatti un personaggio di fantasia, creato sulla base sì di un una persona in carne e ossa, ma che di certo non è lui. Ma si sa, ognuno di noi, nelle storie che non sono la sua, ritrova sempre un po’ quello che è, e anche quello che vorrebbe essere. L’essere umano è un animale che idealizza, lo fa per sopravvivere. La differenza con gli altri animali non è tanto nell’intelligenza, ma nella fantasia. Noi umani ci lasciamo morire per una fantasia, un gatto non lo farebbe mai, figuriamoci un cane. Tutt’ al più muoiono di dolore, di tristezza, di realtà.  Noi invece andiamo più per il sottile, siamo capaci di ammalarci per una parola non detta o per averne dette o ascoltate troppe. È stata un’amica che abbiamo in comune a farmelo  notare - ma l’hai visto cosa è diventato?

E io- no, cioè?

-cioè che tu sei tutta rincoglionita, ma come cavolo fai a non notare un cambiamento simile?

Mi volto a guardarlo come se lo stessi facendo per la prima volta, pensando di essere nascosta dal pubblico, come un gatto dietro una zanzariera, e infatti lui subito ha incrociato il mio sguardo, pareva non aspettare altro. 

Devo riconoscere che la nostra amica ha ragione e mi ritrovo io stessa a chiedermi come fosse  possibile che non mi fossi accorta di un cambiamento tanto evidente. Eppure no, né dalle foto dei social, né poco prima di persona, forse complice il saluto troppo veloce, fatto sta che non mi ero accorta di nulla.  

Il pubblico se n’è andato tutto, ci siamo solo io, i tecnici, il personale del teatro e lui che è ancora lì, seduto in un posto a caso della platea. Mi avvicino per salutarlo, sono stanca, voglio solo tornare a casa, cenare e mettermi velocemente a letto. 

Come stai, cosa fai, ti trovo bene. 

Poi fa una cosa che mi spiazza: si abbassa la sciarpa solo da un lato del collo, mentre continua a parlare, è certamente un gesto meditato a lungo tanto da farlo apparire disinvolto, e non posso fare a meno di notare il tatuaggio. È  lo stesso  del protagonista del mio corto, lo stesso identico uccello stilizzato, un cuculo per la precisione, che io stessa ho disegnato con il mio eyeliner a lunga durata, sul collo dell’attore, prima di ogni ripresa. Lo stesso che appare nella locandina del film. 

Se non fosse che ci conosciamo da una vita, pur non frequentandoci assiduamente, questo dettaglio mi avrebbe spaventata. Ciò non toglie che l’abbia comunque trovato inquietante. E poi i capelli, che lui ha sempre portato corti, ora sono lunghi e svolazzanti, e il suo fisico sempre filiforme, ora è gonfio e virile. 

Mi invita a bere qualcosa di caldo e ci vado un po 'controvoglia e un po’ contenta.   

Quando, nel locale, lo stesso che ho scelto per alcune scene del mio corto, ( e anche davanti a questa sua scelta devo ammettere che ho avuto un brivido)si è tolto il giubbotto in pelle-( ora che ci penso non aveva mai indossato capi in pelle)cosa vedo? Sotto indossa una camicia pressoché identica a quella che il  mio protagonista ha nella foto pubblicitaria. Ora non posso proprio più pensare che sia solo un caso. 

Resto immobile a fissarlo per qualche secondo, tanto che lui mi sorride, sornione, soddisfatto , come a dire: - si, si, hai visto bene. 

Cerco per tutta la sera di far finta di nulla, lui dopotutto è piacevole, intelligente, ironico come sempre. Però quel tatuaggio, quei capelli, l'abbigliamento, insomma è difficile non tornare sul fatto che si sia trasformato nella replica del mio personaggio. E poi perché? Ma che senso ha?

In tutta la sera non fa mai riferimento al mio film, non un commento, una critica, mostra solo un’indifferenza totale , così come è sempre stato totalmente inespressivo verso il mio nuovo lavoro da regista, nonostante fosse  molto attento a quello che facevo prima, ovvero la tutto fare. Ho lavorato in ristorante, in tipografia, in boutique. Verso quella me umile e disperata si era sempre mostrato interessato e forse impietosito, ma per questo lavoro, che ho sognato da quando ero bambina - e lui lo sa bene, nulla, mai una parola se non proprio risicata e costretta dalle circostanze. Anche lui è un regista, ma di film veri, io è già tanto se mi posso permettere di autofinanziarmi dei cortometraggi. Mi sono venduta la macchina e i gioielli per racimolare qualche soldo in più.  

-Posso andare da te ? mi chiede. 

Non era mai stato così sfacciato, mai. Tant’è che mai mi sarei aspettata una proposta simile. 

-Non mi sembra il caso- Lo congedo così, ingoiando la curiosità e anche un certo sotterraneo orgoglio femminile. 

-Se ci ripensi, sai dove trovarmi- conclude abbracciandomi con un trasporto e con una tale passione da lasciarmi sorpresa quanto e forse pure più di quanto lo fossi per il tatuaggio e tutto il resto. 

Rincaso con la sensazione di aver avuto a che fare con due uomini: quello che conoscevo da una vita e questo nuovo, un perfetto estraneo, per giunta psicopatico e fisicamente attratto da me. O almeno così mi pare. 

Dopo qualche giorno mi scrive su whatsapp - voglio giusto sapere come stai. Cerchiamo di vederci presto, non perdiamoci. 

Il nostro rapporto, seppur di lunga data, è sempre stato dilazionato nel tempo. Poi però ogni volta che ci rivediamo è come se non fosse mai passato un giorno di lontananza. Avevo creduto che l’amicizia vera avesse quel volto. Ora non ci capisco più nulla. 

E non perché sia esplosa la sua bellezza, quella l’ho sempre colta ma non l’ho mai messa in primo piano, neanche quando eravamo adolescenti.

-sto bene, tu?

-ho voglia di vederti- mi scrive con tante emoji a forma di fiamma.

Prendo tempo. Penso alla moglie, ai figli. Penso che non riesco più a ritrovare in lui la genuina semplicità, l’innocenza che ci ha tenuti legati sino a ora. E se sono stata solo io a credere in questo tipo di rapporto? Se avessi idealizzato tutto? Devo capire. 

-Va bene, sono libera domani mattina, puoi?

-Porto i bambini a scuola e vado da te.

Non riesco a fare nulla, né a dormire, né a lavorare. Sono distratta, sovrappensiero, agitata. Mi cade ogni cosa dalle mani, inciampo, non riesco neanche a respirare normalmente. Non mi era mai capitato prima con lui, anzi lo chiamavo proprio per rilassarmi. Non so cosa succederà, cosa vorrà. 

Sistemo la casa alla bene meglio, c’è polvere ovunque perché durante i mesi di riprese non avevo tempo neanche per lavarmi, figuramoci per pulire casa. Però metto molta cura nel truccarmi, scegliere abito, scarpe, accessori. Non so assolutamente perché lo sto facendo, non l’ho mai fatto per lui, e non voglio neppure che possa in alcun modo fraintendere. 

Eppure mi ritrovo con tacchi alti e abito scollato, rossetto e chignon. Mi guardo allo specchio più volte di quanto probabilmente ho fatto in tutta la mia vita.

Arriva con un po' di ritardo- scusami la bambina stava male e ho tardato. 

Appena arriva mi appare come sempre, con quella dolcezza trafelata e innocente di quando eravamo bambini. Non scorgo traccia di quell’estraneo che ho visto qualche sera prima. Né nella sua voce c’è alcun ché del tono malizioso dei messaggi.

Mi tranquillizzo, mi do della sciocca, mi sento addirittura fuori luogo agghindata da appuntamento al buio. Eppure lo becco mentre mi guarda il seno, affamato, per poi tornare subito l’agnellino di poco prima. 

Lui è vestito tale e quale alla sera del cortometraggio. 

Parliamo del più e del meno, mai del mio lavoro, mai. Solo del suo, ma comunque poco e superficialmente. Poi come se avessimo finito gli argomenti, stiamo muti, lui mi prende una mano, ci intreccia le sue dita come fossimo vecchi amanti. Questo gesto mi spiazza, mi disintegra le articolazioni. Mi sento una bestia invertebrata. 

Poi mi chiede di alzarmi, mi guarda come a scandagliarmi, Mi abbraccia, gli chiedo di non esagerare come l’ultima volta. Tranquilla, mi fa, vieni qui non avere paura. - 

Mi culla come se fossi una figlia ma scende con la mano sino a l'elastico dello slip, lo sente e si ferma. Risale e mi tocca la schiena, le ossa che sporgono. Il mio esoscheletro che cerca di reggere senza frantumarsi. Lo bacio, io, mica lui. Che cavolo mi è venuto in mente? Ma lui non si tira indietro, anzi mette una marcia dopo l’altra, mi rendo conto che tutto sta sfuggendo, tutto sta prendendo una strada che ho evitato per quasi quarant’anni. Nel mentre che gli lascio fare l’amante, penso al fatto che ho sempre evitato questo per paura di perderlo come amico e ora invece mi ritrovo a fargli fare tutto ciò che vuole per lo stesso motivo. 

-ti ho sempre desiderata, sempre. 

-Finiamola qui per favore- gli chiedo. 

-ma perché?

-perché non ci è necessario, non ne abbiamo mai avuto bisogno

-sì però è bello

-certo, ma non ci capisco più nulla. Ho sempre creduto che di me come donna non t’importasse nulla e ora, ora invece…cioè non mi consideri in nient’altro però sei qui a pretendere il mio corpo?

- anche tu lo vuoi, l’hai sempre voluto ammettilo, ma perché voi donne dovete fare tutto così difficile?

- perché tu non sei uno sconosciuto da cui non mi aspetto nulla

- cosa non ho fatto? ho sempre rispettato tutte le tue scelte, me ne sono rimasto in disparte, senza disturbare, invisibile. Ti ho sempre amata, sei la prima donna che ho amato.Ora che ho il coraggio di espormi, mi rifiuti? Sono io che non ci capisco più nulla.

- ma che senso ha dirmi che eri felice per il mio compagno, che dovevo sposarmi, farci dei figli, se eri innamorato di me? non ti credo, non posso crederci. 

Non mi risponde.

-vedi che ho ragione? tu non mi ami, tu vuoi solo dimostrare a te stesso che puoi avere tutto ciò che vuoi. Cosa sei un narcisista? Uno psicopatico?

-cioè mi sono trasformato nell’ uomo del tuo film pur di attrarre la tua attenzione...

-ma che c’entra il film, mica quello è l’uomo dei miei sogni!Ma come puoi non capire che è solo fantasia, proprio tu che vivi di fantasia!

-credevo fosse una tua storia, un tuo amante.

 -no che non lo è. Perché anziché creare tutta questa follia- cioè pure il tatuaggio! ma che ha detto tua moglie? non è mica normale che torni a casa con un uccello nel collo.

-ho cercato tra le tue amicizie, in tutti i social, qualcuno che somigliasse al tuo protagonista e l’ho trovato, mi sono tremendamente ingelosito, cos’ha di tanto speciale da avergli dedicato un film?- mi dicevo. Non potevo sopportarlo, perché volevo essere io il tuo protagonista, almeno nel film, almeno per finta, avrei voluto un po' di attenzione.

-te ne avrei dato quanta ne volevi se non fossi stato sempre così premuroso nel dirmi cosa fare della mia vita con altri uomini, non con te, con altri

-e cosa dovevo fare? rischiare di perderti come amica dicendoti che quello non era l’uomo per te, che mi stava sulle palle e che ero geloso? saresti scappata.

-ma chi lo dice?! ti sei mai dichiarato?no, quindi che vuoi? 

-neanche tu ...

-e di nuovo! se tu mi avessi dato anche solo un accenno di qualcosa che non fosse amicizia, di certo non saremmo qui a discuterne, tu con una fede al dito e io con diecimila storie inutili. E poi, a parte questo, dov’eri in tutti questi anni? Non mi hai mai considerata, mai un brava, mai un messaggio in cui davi valore al mio lavoro. Eppure proprio tu sai bene quanto sia difficile partire da zero e senza aiuto di nessuno. Al massimo in questi anni mi hai detto che sono sempre giovane, bella,in forma. E poi? Brava no? 

-lo sai che ti stimo, lo sai bene

-no che non lo so, non so più nulla, non ci capisco più un cazzo di te!Sei circondato da centinaia di donne molto più belle e intriganti di me che si venderebbero pure la madre pur di stare con te, che vuoi proprio da me, che vuoi!Vattene per favore!

-no, non me ne vado finché non ti calmi

-vai via, sei qui solo perché ti faccio pena. Tu hai bisogno delle persone messe male come me, così le consoli e ti senti migliore. Tu non ami nessuno, ami solo te stesso. Vai via, vai a consolare qualcun altra anima persa e a gonfiare il tuo ego, vai Narciso, vai. 

Ormai avevo perso il controllo. 

Ho quasi distrutto la stanza. Lui è rimasto immobile a farsi dire ogni parolaccia, a non cercare neanche di scansare ciò che lanciavo contro il muro, contro il pavimento. 


La sua follia è la mia follia.




Si pensa a un omicidio- suicidio, o a un suicidio concordato, per i due registi trovati morti a Genova, in un monolocale nel quartiere di San Martino.  La dinamica è al vaglio degli inquirenti. Lui, volto noto del cinema italiano, con alle spalle una decina di film di successo internazionale, lascia la moglie e tre figli piccoli. 

  












Lei gli dà i suoi occhi, li ha trovati 

in un mucchio di  macerie, tra alcuni scarabei.

Lui le dà la sua pelle 

l’ha presa come dall'aria e gliel'ha messa addosso 

lei piange timorosa e sbalordita

gli ha trovato le  mani per lui e gliele ha appena assicurate ai polsi 

Stupefatte  di se stesse, vanno tastandola dappertutto.

Lui ha assemblato la sua spina dorsale, ha pulito ogni pezzo con cura

 e  ora li monta in ordine  perfetto

Un puzzle sovrumano

 ma lui è ispirato

 Lei si china indietro torcendosi di qua e di là, 

la usa e ride Incredula

Ora lei ha portato i piedi e glieli collega

così che tutto il  corpo di lui si accenda

e lui le ha modellato fianchi nuovi

completi di accessori e con molle caricate, oleate e brillanti

 ne sta lucidando ogni parte, lui stesso stenta  a crederci

Continuano a portarsi l’un l’altra al sole, scoprono 

che è facile farlo.

 per provare  ogni novità a ogni nuovo passo

E ora lei gli fissa  le placche del suo cranio lisciandole 

così che non si vedano le giunture

E ora lui le collega la gola, i suoi seni e il fondo  dello stomaco

 con un unico filo

Lei gli dà i denti, legandone le radici al fulcro centrale del  corpo

Lui le sistema i piccoli cerchietti sui polpastrelli

Lei dà gli ultimi punti al  corpo di lui con seta d’ acciaio  violetta

Lui unge i  delicati ingranaggi della sua bocca

Lei intarsia la nuca con profonde volute 

Lui affonda al suo posto l'interno delle sue cosce

Così, ansimando di gioia, con grida di meraviglia

 come due dei di fango

 sdraiati  nello sporco, ma con  cura infinita 

 Si portano l’un l’altra  a perfezione.

( Ted Hughes, Sposa  e sposo giacciono nascosti per tre giorni. Dalla raccolta Uccelli di caverna)


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