Orto selvatico: portulaca





Penso che quello che ci capita nella vita non dipenda da come ci comportiamo, nel senso che non credo che ci sia un progetto divino o karmico che prevede punizioni o encomi. Credo semmai che ciò che accade, accada e basta, come risultato della vita stessa e di come noi reagiamo ad essa. 

Per intenderci, davanti alla siccità o alla crisi climatica, non ci vedo Madre Natura che ci sta punendo, vedo i nostri errori, le nostre scelte, vedo la Natura stessa in tutte le sue falle e imperfezioni. Ma vedo anche quanto  lei si adatti in maniera molto più veloce ed efficiente di noi. 

Se vedo che l'orto soffre ogni anno di più per il caldo e per la siccità, non penso di mollare tutto -che tanto siamo destinati a estinguerci e niente ha più senso- cerco soluzioni. Osservo, guardo cosa e chi resiste in questa assurda desertificazione. 

Chi resiste? Le selvatiche. Loro, imperterrite , se hanno anche un solo filo di acqua o di umidità notturna, resistono. 

Ed è grazie alla portulaca che ho deciso di cambiare completamente approccio con l'orto. 

È già il secondo anno che nonostante le cure e l'esperienza quasi decennale in fatto di orto, non riesco più a ottenere neppure zucchine e pomodori come in precedenza. Eppure sono abbastanza semplici da coltivare. 

Cosa sto sbagliando? Troppa acqua, poco humus, la terra poco lavorata? cosa non va? in passato avevo ottime zucchine perfino in casa e in vaso. 

È il clima diverso. E contro non possiamo farci nulla. 

Allora ho fatto un giro per i campi, non solo dentro l'orto e ho preso nota di ciò che cresce senza aiuto umano. 

Ho portato via una robusta portulaca, l'ho trapiantata dentro l'orto, ho fatto delle talee .

A distanza di neanche due settimane ho un intero filare di portulaca selvatica, che è un ottimo sostituto dell'insalata, ricchissima di vitamina C, antiossidanti, sali minerali, fibre... Raccoglierò i semi, li userò in primavera. 

La normale insalata da taglio, senza aiuti chimici di sintesi, fatica a reggere il caldo e i parassiti. 

I pomodori idem

Perciò- mi sono detta- devo adattarmi. Non posso di certo cambiare il clima, il terreno o aspettare le piogge. 

Cerco semmai di sfruttare ciò che già c'è. 

La portulaca non è di certo l'unica a sopravvivere ai 45 gradi. Si trovano la cicoria, il soncino, le aromatiche. 

Le piante selvatiche sono un esempio, una metafora di come, in qualsiasi situazione dovremmo sentire dentro di noi lo stimolo a cercare la soluzione, l'adattamento, tralasciando i sentimenti di arresa. Di sconfitta. Di punizione divina. 

Siamo noi giudici e carnefici, i peggiori, i più crudeli. 

Cerchiamo di non stare al mondo solo perché c'è posto- per dirla come l'avrebbe detta Satta nel Giorno del giudizio. 

Quel posto è nostro come un dono, usiamolo e restituiamolo migliore. 

p.s Nel mio canale Youtube, Ilenia Sara, trovate un brevissimo video.





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