Che fine hanno fatto tutte le mandorle lo sanno i topi. E lo sanno i fantasmi delle lumache che ancora, lo so, abitano quei gusci vuoti, case disabitate di visibile ma ancora sature dei fantasmi dei prati e dei fiori, spettri di autunnale marcescenza . Questo prossimo inverno non mangerò le mie mandorle dunque , in compenso avrò quella dolcezza violacea e ambrata dei fichi, lattiginosa cura quando a parte le arance, non avrò altra frutta.
La settimana inizia con un cielo dove l'estate è ancora talmente insistente da sfumarne i colori come fosse il solstizio. La luna è a metà o poco più.
Può un orto, spazio umanamente circoscritto , essere unico respiro verde tra i campi violati dal sole? Sì. Ed ecco che in un nuovo lunedì gli eucalipti, gli ulivi, i melograni, il gelso e gli alberi tutti, pregano per me, e io per loro.
I fagiolini hanno superato tutto il peggio, la croce e l'umiliazione che la siccità ha inchiodato sulle loro foglie. Ma non hanno temuto il sepolcro anzi, l'hanno aperto ed ecco i figli -verdi apostoli croccanti pronti a sfamare.
Anche la pancia vuole saggezza.
e i lievi soffi dei venti e i caldi vapori,
dei quali si vede consiste questo universo,
tutti constano d'un corpo che nasce e che muore,
d'uguale corpo si deve credere consti tutta la natura del mondo.
E infatti le cose, le cui parti e membra vediamo
essere di corpo che nasce e di forme mortali,
ci appaiono esse stesse costantemente mortali
e insieme soggette alla nascita. "
Lucrezio, De rerum natura, 235-245




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